lunedì 7 luglio 2014

Tutta la verità sul Brescia calcio - #serieb #brescia #calcio

Mio pezzo su Bresciaoggi del 7 luglio 2014

Un'enorme roulette, dove si può solo scommettere: sul futuro del Brescia Calcio, sulle probabilità di riuscita dei piani di salvataggio, sul futuro della governance societaria e sulla promozione del Brescia in serie A nella prossima stagione. Magari anche sull'approdo in Champions e sulla vittoria dello Scudetto in due anni, come faceva Oronzo Canà presentando la Longobarda. Ma per scommettere bisogna avere un vocabolario per capire su cosa si sta puntando.


ISCRIZIONE. Servono 4 milioni di euro entro il 15 luglio. Arriveranno? Probabilmente sì. Nessuno degli imprenditori chiamati in causa (Camozzi, Lonati, Scuola, Gnutti, il presidente Aib Bonometti) ha risposto «lascia», mentre da chi è già creditore del Brescia (come Saleri) è arrivato l'inevitabile «raddoppia». Fare colletta non sarà difficile. Ma quali responsabilità comporterà il salvataggio?


GOVERNANCE. Si parla di «newco», ovvero una nuova azienda, ma alla newco bisogna dare un nome e un cognome, ovvero un presidente. Altrimenti ci si è solo cimentati con l'inglese da bar. In Italia non è possibile salvare il titolo sportivo scorporandolo da una società. Per dire: non è che a Bari sono ignoranti, falliscono e poi arriva Paparesta, e noi siamo più furbi e arriva Paperone prima di fallire, non paga i debiti, va avanti, ci porta in A e siamo tutti felici. Di chi è la newco? Il giro delle parrocchie «industriali» ha detto che nessuno vuole mettere il proprio nome in cima al progetto. Chi ha risposto lo ha fatto per cortesia o dovere istituzionale. Due i motivi: il primo sono i debiti, il secondo è che nessuno è interessato a fare l'imprenditore nel mondo del calcio. Insomma, la mitica «cordata» - che richiede un progetto di governance e di prospettiva societaria - ora come ora non esiste. C'è solo una generica disponibilità a pagare l'iscrizione, purché sia finita lì. Piccolo quesito aggiuntivo: qualcuno ricorda una «cordata» di successo nel calcio?

FALLIMENTO. Per uno sportivo fallimento significa non iscrivere la squadra al campionato. In economia fallimento è quando una società arriva al capolinea. Chiarezza per chiarezza: se non falliscono le società che controllano il Brescia la squadra non si salva. Non ci si scappa. O arriva Paperone a ripianare i debiti o si fallisce: così facendo si può salvare il titolo sportivo (vedi Bari).
Un fallimento - che azzera i debiti e salva la categoria - può rendere appetibile la società. Magari un fallimento di quelli definiti «in bianco» o «di continuità», secondo le nuove norme della legge fallimentare: a tutela della continuità aziendale in presenza di un nuovo progetto gestionale (simile al Parma dopo-Parmalat e pre-Ghirardi). Ma pur sempre un fallimento, che - ovvio - non piace ai creditori, banche in primis, nonostante le promesse di moratoria: che vuol dire «mi paghi il debito che ha fatto un altro, ma tra qualche anno». Tanto alla fine paghi (sottinteso).


VINCERE. L'ultimo interrogativo riguarda il modello di business. Come si fanno i soldi nel calcio? Non lo sa nessuno, e chi più vince (tipo il Real Madrid) è più indebitato. Qualcuno ha dubbi? Qualche soldo lo si vede andando in A (grazie alle tv). Ma nel lungo periodo se non vai in Europa arranchi. Chi entra nel Brescia - stante la situazione debitoria - deve scommettere sulla promozione immediata: vincere, pagare i debiti, rivincere, sperare. Un circolo vizioso. Quindi perché rischiare? Tornano alla mente le parole di Corioni pronunciate nell'estate precedente all'ultima stagione giocata in serie A: «Retrocedere sarebbe peggio che non essere mai saliti». Ipse dixit.

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